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Sei italiani su dieci contrari all'intervento militare in Irak

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Posted on: 10/10/15
L'ipotesi di una intensificazione del nostro intervento militare in Irak, in supporto della lotta all'Isis, ha avuto alterne e contraddittorie vicende e versioni negli ultimi giorni. La vicenda è nota. In questo momento l'Italia partecipa alle operazioni in Irak con aerei che si limitano, però a fotografare gli obiettivi senza dar luogo ad un intervento attivo. Alcuni - anche, sembra, su sollecitazione del governo Usa - hanno proposto di cambiare le «regole di ingaggio» dei nostri militari, dotando gli aerei di bombe da lanciare nei contesti individuati. Una prima indiscrezione riguardo a questa possibilità è apparsa giorni fa sul Corriere della Sera . A questo annuncio è seguito un intenso dibattito mediatico, che ha visto schierarsi su diverse posizioni i vari partiti e commentatori, qualcuno favorevole all'ipotesi dell'ampliamento del nostro coinvolgimento militare - anche per permettere all'Italia di giocare un ruolo simile a quello di altre nazioni e più rilevante di quello attualmente ricoperto - altri più o meno fortemente contrari a questa possibilità.Da ultimo, proprio ieri, alcuni esponenti del governo hanno comunicato che l'idea di una nostra maggiore presenza attiva nei cieli dell'Irak è stata accantonata, a favore, forse, di interventi in altri contesti (per esempio, la Libia).Questo mutamento nell'orientamento dell'esecutivo, nonostante le già citate pressioni degli Usa, è probabilmente dovuto, oltre alle considerazioni di carattere strategico, a due importanti motivi di carattere interno, peraltro legati tra di loro.Il primo è nella valutazione del presidente del Consiglio e di alcuni ministri sulla inopportunità, in questo momento, di un dibattito parlamentare (che deve necessariamente precedere e accompagnare la decisione di un mutamento nella intensità della nostra partecipazione alla missione irachena), che avrebbe scatenato il conflitto (anche da parte di alcune componenti della maggioranza) su di un tema così delicato come l'intervento armato.Il secondo ha a che fare con il timore che l'opinione pubblica fosse contraria e che ciò avrebbe contribuito ad indebolire la popolarità del governo.Effettivamente le cose stanno così anche se, forse, non nella misura temuta dall'esecutivo. È vero infatti che poco meno del 60% degli italiani si dichiara ostile ad un intervento armato. Ma molti, più di un italiano su dieci, si dichiarano senza un parere preciso, per mancanza di conoscenza della questione. E molti di più (30%) sono invece favorevoli ad un nostro più attivo coinvolgimento nella lotta all'Isis, considerato un nemico temibile anche per il nostro Paese. Insomma, gli italiani appaiono divisi anche su questo tema. Gli strati sociali più contrari si caratterizzano per un più basso titolo di studio e, al tempo stesso, per un'età più giovane. Non a caso, le punte massime di avversione all'intervento si rilevano tra gli studenti. Ma anche tra costoro si trova un 29% di favorevoli.Dal punto di vista dell'orientamento politico, la contrarietà è prevalente in gran parte delle forze politiche, specie nel centrosinistra. Le eccezioni sono costituite dalla Lega Nord (ove il 56% è favorevole all'intervento e ove, al tempo stesso, si riscontra la massima presenza di chi non sa esprimere un'opinione) e da Fratelli d'Italia (55%). Tra gli elettori di Forza Italia, viceversa, la maggioranza (53%) è contraria. Così come lo è, in misura molto maggiore - come peraltro era prevedibile - tra i votanti per l'M5S e Sel (64% di contrari). Ancora, appare molto elevata (63%) l'avversione all'intervento tra chi è indeciso su cosa votare o è orientato all'astensione. Anche tra gli elettori del Pd la maggioranza è contraria, ma in misura minore di quanto accade in altri partiti. Nel maggiore partito di governo, infatti, il 35% è favorevole all'intervento e il 57% è contrario.Chi scrive ritiene che la lotta all'Isis abbia finito con il costituire oggi un vero e proprio scontro di civiltà e che quindi sia necessario e strategico l'intervento attivo, con la partecipazione di tutte le nazioni, compreso il nostro Paese. Ma la maggioranza degli italiani non è di questa opinione.




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